lunedì 8 aprile 2013

Strangers Words #2 - Recensione di "This is not a test" di Courtney Summers

Quello di oggi è il secondo appuntamento con la rubrica Strangers Words, dedicata alle recensioni delle letture in lingua inglese.

Editore St. Martin's Griffin
Pagine 337
Euro 5,62 (formato kindle)
TRADUZIONE DELLA TRAMA:
E' la fine del mondo. Sei studenti hanno trovato rifugio al liceo di Cortege, ma un rifugio è un piccolo conforto quando i morti là fuori non vogliono saperne di smettere di picchiare contro le porte. Un morso è tutto quello che ci vuole per uccidere una persona e riportarla indietro come una mostruosa versione del suo io passato.
Per Sloane Price, tutto questo non suona così male. Sei mesi prima, il suo mondo è collassato e da allora, non è riuscita a trovare una ragione per andare avanti. Adesso sembra il momento perfetto per arrendersi.
Mentre Sloane aspetta impaziente che le barricate cadano, è costretta a essere testimone dell'Apocalisse attraverso gli occhi di 5 persone che vogliono veramente vivere. Ma mentre i giorni passano, le ragioni per sopravvivere si trasformano in modi sorprendenti, e presto il destino del gruppo viene determinato sempre meno da quanto accade fuori e sempre più dagli imprevedibili e violenti accordi per la vita - e per la morte - all'interno.
Quando tutto sarà finito, a cosa ti aggrapperai?"
VOTO:

Devo ammettere che inizialmente ho avuto qualche difficoltà con questo titolo, perché faticavo a capire quello che leggevo e spesso ho dovuto interrompermi per cercare un sacco di parole o per tornare indietro e rileggere due o tre volte un passaggio per dargli un senso. Ma poi, man mano che avanzavo nel romanzo ed entravo nel pieno della storia, è stato sempre più facile procedere e nella seconda metà non è mai stato necessario il dizionario… quindi visto che dubito che l’autrice abbia iniziato a scrivere in un inglese più semplice, devo dedurre che sono io ad aver preso il ritmo giusto. Quindi anche questa volta è stata una soddisfazione arrivare alla fine.
Il romanzo è un autoconclusivo (sì! Avete capito bene! A meno che l’autrice non decida di resuscitare la storia come i morti che la popolano!) del tipo apocalittico con invasione di zombie… o meglio dovrebbe esserlo, ma in realtà lo è e non lo è. Sì, perché gli zombie sono solo la cornice di questa storia che si concentra su altre cose, tanto che ci sono momenti in cui quasi ci si scorda che fuori dalle porte c’è la fine del mondo.
Ma partiamo dal principio.
“I woke up and the last piece of my heart disappeared. I opened my eyes and I felt it go”
La narrazione inizia in una mattina come tante, mentre la protagonista (Sloane) sta facendo colazione con il padre. È chiaro fin da subito che non ci troviamo davanti ad una famiglia normale perché la paura che la ragazza nutre nei confronti del genitore è palese, così come è evidente che il suo pensiero principale riguarda la sorella maggiore Lily che se ne è andata di casa sei mesi prima senza nemmeno salutare e la conseguente voglia di morire della protagonista stessa, che si rammarica del fatto che Lily si sia portata via tutte le sue pillole, con cui lei avrebbe invece potuto mettere fine alla sua ormai inutile vita… un quadro terribile?? Non abbastanza, perché in poche pagine inizia l’invasione degli zombie e quando Sloane guarderà fuori casa, si renderà conto che il mondo che conosceva sta collassando. Il disastro è così improvviso da creare un prologo da cardiopalma e nelle frasi corte e concise che rappresentano il momento, una dietro l’altra, si legge tutto lo shock e l’urgenza di quell’istante.
“In a perfect world, I’m over. I’m dead. But in this world, Lily took the pills with her and I’m still alive.”
Quindi ci si prepara alla tipica zombie story tutta sangue e gemiti e adrenalina… ma dopo il prologo il romanzo si ferma. Questo arresto non è però un difetto, ma è l’espediente che trasforma il romanzo horror in un romanzo estremamente introspettivo. Il lettore vive ogni momento attraverso gli occhi e soprattutto la mente di Sloane (che narra in prima persona) e con sgomento si rende conto che la protagonista è sconvolta non tanto dalla fine del mondo, quanto dal fatto di non essere ancora morta, perché questo rimane comunque il suo desiderio principale. La sorella era tutto il suo universo e la sua partenza ha tolto qualsiasi significato all’esistenza di Sloane, quindi lei la sua apocalisse l’aveva già vissuta e il fatto che i morti tornino a camminare non cambia le sue priorità: una vita di soprusi e botte e terrore, tutti gentili omaggi di un padre psicotico e gratuitamente violento, le impedisce di trovare dentro di sé il desiderio di combattere per la propria vita, ora che basta un non nulla per strappargliela. L’unica persona su cui facesse affidamento l’ha tradita e abbandonata, quindi per cosa dovrebbe sopravvivere?
“She always said I’d die without her and she left anyway”
Inizialmente ho pensato che la morte del padre riaprisse in lei un barlume di voglia di vivere, non fosse altro per il fatto che finalmente era libera dal suo carceriere, ma le sue ferite erano ormai troppo profonde per vedere una luce in fondo al tunnel.
La giovane aspirante suicida non comunque è l’unico personaggio che si muove nei corridoi della scuola, insieme a lei hanno trovato rifugio altri 5 ragazzi (quattro maschi e una femmina) e ciò che più li distanzia da Sloane è il fatto che loro sono disposti a tutto pur di sopravvivere. Sarà proprio la loro presenza e il loro accanimento nei confronti della vita a costringere la protagonista a rimanere viva malgrado tutto, perché l’errore di uno costerebbe troppo caro a tutti gli altri.
Le vicende si svolgono quasi esclusivamente all’interno del liceo, ma per quanto possa sembrare monotono, le dinamiche dei rapporti tra i ragazzi rendono il romanzo tutt’altro che noioso, dando anche un quadro abbastanza realistico di come potrebbe svilupparsi nella realtà una situazione analoga. Le porte sbarrate assicurano una protezione quasi sicura dalla minaccia dei morti viventi all’esterno, ma non può proteggere quelli che stanno rinchiusi all’interno da loro stessi.
In three days it will be twenty-five days since the world ended. Eighteen spent in this school. It feels like years.
Un rifugio può trasformarsi in una prigione e la prigione può esasperare attriti pre-esistenti, così come portare i “prigionieri” alla più completa apatia e ad uno stato di dormiveglia costante in cui sopravvivere perde quasi significato… questo finché qualcosa non arriva a sconvolgere la routine di minuti sempre uguali, ore interminabili e giorni senza fine. E qualcosa arriverà a sbloccare la situazione e sarà a quel punto che tutto prenderà movimento e, come una biglia lasciata andare in cima ad una collina, pagina dopo pagina , diventerà sempre più veloce, l’azione accelererà concitatamente verso l’epilogo e i colpi di scena arriveranno talmente inaspettati e numerosi, da lasciare il lettore completamente scioccato! Dopo la stasi centrale del romanzo, in cui l’attività mentale prevaleva su quella fisica, il torpore aveva pervaso anche me e il brusco risveglio a cui la Summers mi ha costretta mi ha lasciata disorientata e senza parole.
Se dovessi paragonare questo romanzo a qualcosa, non ho dubbi; “This is not a test” è come un otto volante: parti gasato, poi sulla lenta risalita verso la cima hai quasi la tentazione di rilassarti e goderti il panorama, anche se il tuo subconscio ti avvisa che il peggio sta arrivando… poi una volta superato il punto più alto, mentre precipiti, non puoi far altro che urlare capendo di non aver più nessun controllo!
Come noterete fin qui vi ho dato ben poche informazioni sulla trama e sui personaggi, ma è stata una scelta meditata, perché bisogna vivere la storia con i protagonisti, senza sapere cosa accadrà la pagina dopo, per immergersi appieno nel romanzo di Cuortney Summers. Come vi ho detto la parte centrale è più lenta rispetto al resto del libro, ma questo non è assolutamente un difetto (anzi è la parte che più mi ha permesso di sintonizzarmi sulla psicologia dei sei ragazzi e soprattutto di Sloane), perché la storia mi ha assorbito completamente dall’inizio alla fine! Fine che come vi ho detto mi ha lasciato davvero stupita, così come mi hanno sorpreso i tantissimi spunti di riflessione che emergono nel corso di tutto il romanzo: finché c’è vita c’è davvero speranza? La morte di qualcuno può far cambiare il modo in cui guardiamo alla nostra vita? Siamo certi di conoscere davvero chi ci sta accanto? A volte gli occhi non vedono solo quello che vogliamo che vedano? E queste sono solo alcune domande che emergono durante la lettura e sono convinta che, a seconda di chi legge, le domande evocate da queste pagine saranno diverse.
Quindi non mi resta che consigliarvi questa lettura se siete amanti degli zombie, ma anche se non lo siete avrete modo di apprezzare il viaggio nella mente e nel cuore di Sloane, senza procurarvi incubi la notte. Personalmente ammetto che mi piacerebbe che il libro fosse tradotto in italiano per rileggerlo senza dovermi concentrare troppo sulla lingua!
E con questo direi che posso salutarvi, quindi passo e chiudo :)


CURIOSITÀ: il titolo, nel caso ve lo foste chiesti, nasce da una frase registrata che viene trasmessa a ripetizione alla radio, e che avvisa chi ascolta che non si trova al centro di un esperimento, ma che quello che vede sta accadendo davvero… ogni volta che i ragazzi accendono la radio con la speranza di scoprire che qualcosa è cambiato sentono la solita voce che dice “This is not a test, listen closely. This is not a test…

7 commenti:

  1. Non vedo l'ora di poterlo leggere, ma prima ho altri libri in lingua a cui dare la precedenza y__y però lo farò! Mi ispira troppo :D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E io sono curiosa di sapere cosa ne penserai ^_^

      Elimina
  2. Come sai, questo libro mi incuriosisce molto. Il fatto che sia un romanzo molto introspettivo mi piace, ma spero che ci sia anche qualche scontro con gli zombie ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Certo! Ci sono anche i sani scontri con gli zombie, meno che in altri romanzi del genere ma altrettanto adrenalinici ^_^

      Elimina
  3. Quanto amo questo romanzo!! *__* E la figura della protagonista, Sloane, mi è piaciuta tantissimo... speriamo davvero che qualche casa editrice pensi a tradurlo in italiano prima o poi, sarebbe un gran peccato se dovesse restare inedito! :) Qualche tempo fa, ho anche letto sul sito personale della Summers che l'autrice non esclude del tutto l'idea di un eventuale sequel... io lo spero, lo leggerei davvero volentieri! ^^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mmmm... L'idea del sequel mi lascia un po' perplessa! Il personaggio di Sloane richiederebbe un bel po' di cambiamenti: non può passare un altro libro a desiderare di morire e il timore è che potrebbe finire ad assomigliare a tante altre protagoniste perdendo originalità Facciamo così: se dovessero pubblicare un seguito mando te in avanscoperta e vedo se ti piace XD

      Elimina