giovedì 27 dicembre 2012

Recensione di "Petali di Sangue" di Emma K. Clarke e breve intervista all'autrice

Editore Amazon (autopubblicato)
Euro 12,48 (1,99 la versione ebook)
Pagine 216
TRAMA:
L’armonia del mondo si conserva negli anni grazie al delicato equilibrio che si è generato tra immortali, umani, creature sovrannaturali e magiche. Questa pacifica convivenza giungerà al termine quando alcuni immortali verranno assassinati nella dimora del loro sovrano Henry Carter, vampiro dal XVII secolo. A indagare su quanto accaduto sarà Giosy Mc Grey, “Amministratrice nazionale degli affari pubblici tra umani e creature immortali magiche”, capo del Distretto di Polizia della città e ultima discendente della più antica stirpe di streghe della nazione.
"Petali di sangue" è un romanzo con tante sfaccettature, lo sfondo perfetto per una storia romantica quanto intrigante e misteriosa, che permetterà ai nostri giovani protagonisti di comprendere non solo il presente, ma anche il loro passato; un passato oscuro e crudele che separò le loro anime e i loro cuori per molti anni, aiutandoli ad accettare l’inevitabile destino.

Oggi vi voglio parlare di un romanzo italiano (vi siete accorti che ci sto’ prendendo gusto con le produzioni nostrane?), gentilmente offertomi dall’autrice: grazie Silvia! Anche se dovrei dire Emma K. Clarke in quanto questo è lo pseudonimo con cui è firmato il libro. Questo romanzo, che ho letto in poco tempo e con entusiasmo, si basa su un tema sfruttato negli ultimi anni: l’amore tra un vampiro e un’umana.
“Bastaaa!”, mi direte voi, “cosa ci può essere ancora da inventare su questa abbinata?”… me lo sono chiesta anch’io prima di iniziare questo libro e devo dire che un argomento può essere banale all’ennesima potenza, ma sta’ all’interpretazione di chi lo sceglie renderlo originale: Emma ci è riuscita alla grande!
La sua protagonista Giosy Mc Grey prima di tutto non è una semplice umana, ma una potente strega (malgrado cerchi in ogni modo di negarlo anche a sé stessa) e questo già me l’ha fatta piacere moltissimo perché adoro le streghe. In più è anche una giovane donna sicura di sé, con un atteggiamento forte, ma un’anima fragile, oltre a rivestire il ruolo di amministratrice dei rapporti tra mortali e immortali, che la porta inevitabilmente a relazionarsi col sovrano dei vampiri, Henry Carter, che è ovviamente il protagonista maschile. Appena Carter entra in scena, filtrato dallo sguardo di Giosy, me lo sono immaginata come un vampiro fatale e fashion come il Jean-Claude di Laurell Hamilton (personaggio che non mi ha mai affascinata più di tanto), ma presto ho dovuto ricredermi: il signore vampiro di Emma K. Clarke è morto da 300 anni, odia la sua condizione di non vita e il titolo di milord con cui tutti lo apostrofano, adora vestirsi con jeans e camicia e da anni ormai tenta di conquistare Giosy, malgrado le di lei resistenze. In breve un personaggio davvero ammirevole: il suo corteggiamento è talmente romantico che a volte mi scordavo che fosse un vampiro e sinceramente non so come Giosy abbia fatto a resistergli così a lungo :P
Giosy e Carter sono assolutamente i personaggi principali (nonché le due voci narranti che nel libro si alternano di capitolo in capitolo), mentre tutti gli altri personaggi che ruotano intorno a loro sono solo “spalle” necessarie allo svolgimento della storia, ma non approfonditi particolarmente: questo avrebbe potuto essere un difetto, ma le spiccate personalità della copia leader della narrazione, non mi ha fatto per niente sentire la necessità di sapere di più sugli altri.
Insomma ho trovato questa accoppiata decisamente vincente! Generalmente in questo genere di romanzi, anche in quelli che ho adorato, non mi sono mai innamorata delle copie protagoniste: per fare alcuni esempi, a Bella-Edward ho sempre preferito Bella-Jacob (serie Twilight), ad Anita-Jean-Claude ho sempre fatto il tifo per Anita-Richard (serie Anita Blake), mentre Elena-Stefan a tutt’oggi non mi convince al 100% (serie Diario del vampiro). La coppia Giosy-Carter invece mi ha davvero appassionata perché il loro rapporto, malgrado tutte le difficoltà che incontra, è quello che potrei desiderare se mi innamorassi di un vampiro e il sentimento che li lega è genuino e solido come ci si immagina un simile amore… l’unico particolare che mi ha lasciata un po’ dubbiosa sono tutti i vezzeggiativi tenerotti con cui Carter si rivolge a Giosy, mentre lei non mi sembrava proprio il tipo da “la mia streghetta” e simili XD
Ma prima che pensiate ad un romanzo rosa, voglio sottolineare che “Petali di sangue” non è solo romanticismo: potete trovare anche azione, intrighi, colpi di scena e antiche maledizioni che fino all’ultima pagina tengono viva la curiosità del lettore. Ovviamente, come sempre, non entro nei dettagli per non cadere per sbaglio in qualche spoiler, ma vi voglio dire qualche ingrediente di questa riuscita ricetta: magie, lupi mannari con una regina puzzolente e terribilmente antipatica, omicidi da risolvere e segreti da scoprire per poter amalgamare il tutto.
Emma K. Clarke esordisce con un romanzo ben riuscito. Malgrado non sia un librone tutto quello che era necessario a rendere efficace la storia, l’autrice ce l’ha messo riuscendo a portare il suo tocco di originalità ad un argomento ormai sfruttatissimo: anche per quanto riguarda i suoi vampiri e le loro usanze, l’autrice rispolvera la tradizione “draculiana” tipo la trasformazione in pipistrello, stravolgendo poi il folkore con la sua versione di succhiasangue, che ad esempio necessita giusto di un paio di occhiali da sole per vivere di giorno e mischiarsi indisturbato tra gli umani.
L’epilogo mi è piaciuto molto e se non dovesse esserci nessun seguito, rimarrei con una bella “istantanea” del destino che immagino per i personaggi.
Ultimo punto a favore di questo romanzo (non che ne avesse bisogno) è che nei primi capitoli viene anche citata la mia eroina di sempre, il telefilm che mai nessuno ha scalzato dal suo posto in cima alla mia classifica di gradimento: Buffy!
A questo punto non mi resta che concludere, consigliando questo romanzo a tutti gli appassionati del genere e a quelli che cercano anche una bella storia d’amore.
4 gufi paciocconi per Emma K. Clarke e il suo Petali di sangue.
Ma questa volta non termino qui, perché l’autrice di questo romanzo è stata talmente gentile da rispondere a qualche domanda, quindi non fermatevi qui perchè dopo i gufi e il collegamento alla Reading Challenge trovate una breve intervista.
VOTO:

QUESTA RECENSIONE PARTECIPA
AL 3° GIRONE DELLA HOGWARTS READING CHALLENGE DEL BLOG READING IS BELIEVING


INTERVISTA ALL’AUTRICE  EMMA K. CLARKE
LO: Ciao Silvia. Prima di tutto benvenuta sul mio blog e grazie per la tua disponibilità.

S.: Grazie mille a te per questa occasione. La mia prima intervista…

LO: La prima domanda che vorrei farti per quanto banale è perché hai scelto di pubblicare con uno pseudonimo che trae in inganno sulle tue origini italiane? Ha un significato particolare per te o credevi semplicemente che Emma K. Clarke suonasse meglio di Silvia Tessari?

S.: Sicuramente Emma K. Clarke suona meglio di Silvia Tessari. Oltretutto hai idea di quante Silvia Tessari ci siano solo nella regione del Veneto? Siamo in tantissime. Ci sono giorni in cui mi sento una gocciolina dentro un vasto oceano. A dire tutta la verità ho scelto uno pseudonimo inglese per trarre in inganno quei lettori convinti che le autrici americane siano più brave a scrivere delle nostre grandissime autrici italiane. Se ci fermiamo un secondo a riflettere, quanti sono i lettori che comprano un libro di un’autrice esordiente italiana, oltretutto autopubblicato? Una piccola piccola minoranza. Sono sicura che moltissimi fra questi lettori si limitano a comprare libri di autrici già conosciute, senza accorgersi che ci sono meravigliose perle da leggere anche fra la piccola e media editoria. Posso citarti solo alcune fra le tanti autrici a cui mi riferisco, come Paola Boni, Francesca Angelinelli, Anna Grieco, Sabrina Rizzo…potrei continuare tutto il giorno.

LO: Hai proprio ragione e non mi vergogno ad ammettere (come i miei follower già sanno) che fino a poco tempo fa appartenevo a quella schiera di prevenuti verso gli scrittori nostrani… Per fortuna mi sono vista costretta a rivedere le mie opinioni. Ma proseguiamo con le domande.
Come è nata l’idea per la trama del tuo libro? Ti sei ispirata a qualche romanzo o film?

S.: Bella domanda.
Penso che uno scrittore prenda ispirazione da tutto quello che vede, che legge, che prova sulla sua pelle, però non mi sentirei di nominare un film o un romanzo in particolare. Diciamo che ho preso spunto un po’ da tutto. Di solito quando comincio a scrivere un libro, traccio una trama sommaria su di un foglio e poi scrivo un piccolo riassunto per ogni capitolo, per svilupparlo successivamente. Posso solo farti pensare a quanto una storia possa cambiare da una trama abbozzata alla vera e propria stesura del libro. I personaggi e le loro azioni cambiano continuamente. Ci sono volte in cui stupisco me stessa per quello che ho scritto. Mi accorgo solo a capitolo concluso quanto ci sia di me stessa in quelle righe: le mie emozioni, come avrei reagito in una data situazione, cosa avrei desiderato fare. Sono dell’opinione che in ogni libro ci sia un pezzo della vita dell’autore, ma non vi dirò quale pezzettino c’è della mia vita in “Petali di sangue”.

LO: E i tuoi personaggi sono modellati su persone che conosci realmente o sono solo frutto della tua fantasia?

S.: Come ho già detto, alcune azioni dei personaggi sono modellate sull’autrice, altre invece non hanno nulla a che fare con me o con chi conosco. Forse inconsciamente non me ne rendo conto nemmeno io. Pensa che i lettori sono i primi a trovare delle analogie tra i miei personaggi e la loro vita. Nel primo libro che ho scritto (mai pubblicato) avevo inserito praticamente tutta la mia famiglia tra i personaggi, poi con il tempo ci si accorge che è un’azione azzardata perché si pensa sempre a cosa farebbe quella persona in una determinata situazione. Ho evitato di rifare lo stesso errore nei miei scritti successivi.

LO: Petali di sangue è un libro autoconclusivo o credi di riportare sulla carta Giosy e Carter per dare un seguito alla loro storia?

S.: Sinceramente voleva essere un libro autoconclusivo. In un mondo di saghe fantasy, mi sembrava di fare un regalo al mio scritto rendendolo autoconclusivo, però tutti i lettori finora chiedono un seguito… adesso mi ritrovo in mezzo a due fuochi e non so cosa fare. Dico solo questo: vedremo se il tempo e le idee saranno ideali. Non vorrei deludere i lettori con un seguito che rischia di sfociare in una pallida imitazione del primo libro.
Se dovessi scrivere una buona trama e ne uscisse un buon libro, allora potrei anche pubblicarlo, ma al momento ci sono troppi “se” per darti una vera risposta.

LO: Immagino che questo sia solo l’inizio di una bella avventura. Credi che continuerai a scrivere di vampiri e creature soprannaturali o proverai a cimentarti con un altro tipo di narrazione?

S.: Mi sono già cimentata con altri tipi di narrazione, ma non sono alla stessa altezza. Ti faccio un esempio: un anno e mezzo fa ho partecipato ad un concorso per “Lettere d’amore” e mi sono resa conto che non so parlare d’amore senza renderla una cosa triste, quindi sarebbe complicato scrivere un romanzo normale. Ho provato a scrivere horror e thriller, ma credo di essere troppo tenera per queste cose, forse con il tempo migliorerò e se ne riparlerà.
Comunque tutti gli “scrittori” crescono con gli anni, quindi non mi sento di escludere nuove prospettive.

LO: Non voglio rubarti troppo tempo, ma immagino che prima di diventare una scrittrice tu sia stata (e probabilmente sia ancora ora) una lettrice: che genere di libri ti piace leggere?

S.: Leggo di tutto: sono un’accanita lettrice. Adoro il genere urban fantasy (credo si sia capito fin troppo bene), ma adoro leggere anche thriller (Jeffery Deaver è uno dei miei autori preferiti) oppure romanzi sentimentali come quelli di Nicholas Sparks, James Patterson (ho adorato “Domeniche da Tiffany”). Sono una divoratrice onnivora di libri: mi piace qualsiasi genere, a patto che sia scritto in maniera coinvolgente.

LO: E per concludere hai un consiglio da dare agli aspiranti scrittori?

S.: Io mi sento ancora un’aspirante scrittrice. Ho molto da imparare e il desiderio è sempre lo stesso: trovare qualcuno (in tal caso una casa editrice) che creda nei miei lavori. Non mi sento affatto  una scrittrice. Però un consiglio mi sento di darlo. Non smettete mai di leggere, di accettare consigli, di coltivare la vostra passione, non arrendetevi davanti ad un contratto di pubblicazione a pagamento, non sentitevi già scrittori perché c’è sempre da imparare, anche dal lettore che vi critica pesantemente. L’importante è non sfociare negli insulti. Credo che sia possibile ogni tipo di confronto, anche nel mondo dell’editoria. Partecipate a concorsi letterari, mandate romanzi a destra e sinistra, fateli leggere alla persona che vi critica di più (una persona però a cui piaccia il genere che scrivete), perché sarà l’unica che vi darà un parere sincero sulla vostra opera.
Con questo concludo e ringrazio molto per questo piccolo spazio nel tuo blog carissima.
Un abbraccio. Emma/ Silvia.

Ancora un ringraziamento di cuore a Silvia per essersi fatta rubare un po’ di tempo e un grande in bocca al lupo.
A questo punto posso davvero salutarvi, quindi passo e chiudo J

6 commenti:

  1. bellissima intervista e bellissima recensione!!!
    complimenti!!
    non vedo l'ora di leggere questo libro..dovrò recuperarlo!!!
    sono davvero curiosa!!! io non annoio mai a leggere di vampiri che si innamorano di umane!!!!
    Io amo i vampiri!!!

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    1. Grazie.
      Se sei una fan sfegatata di questo genere, questo libro ti piacerà di sicuro :)

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  2. Assolutamente non è il mio genere!

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    1. Peccato! Bhè, non ci può piacere tutto ;D

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