giovedì 18 ottobre 2012

Recensione di "I morti viventi sono tra noi" di Thomas Plischke

Editore Armenia
Pagine 507
Euro 17,50
TRAMA:
La giovane Lily, studentessa inglese di antropologia, sta scrivendo una tesi di dottorato sugli zombie, ma non sa che questa sua passione sarà irrimediabilmente la causa della sua discesa nel mondo delle tenebre.
Al funerale del nonno, la giovane conosce infatti Victor, uomo affascinante e ambiguo che, con il pretesto di darle importanti informazioni per la tesi, la accompagna a una festa dove, nel corso di uno strano gioco, un uomo travestito da zombie la morde. Da quel momento inizia una metamorfosi che conduce Lily a trasformarsi, lentamente ma inesorabilmente, in una morta vivente e a sfuggire a se stessa e agli altri abitanti del villaggio di Manger, regno degli zombie.
Una zombie, tuttavia, non può amare né rifugiarsi nell’inferno in cui è stata trascinata senza fare del male a chi le sta accanto... ma, forse, un giorno, spinta dall’amore, potrà essere in grado di frenare i suoi impulsi omicidi.
In questa speranza il destino di Lily… e la sua maledizione.

 Sul retro del libro c’è la scritta “Un horror incentrato sugli zombie al di fuori dei soliti clichè letterari…”: niente di più vero! Ma cos’hanno di così sbagliato i “soliti clichè” sugli zombie?! Non sono forse quelli che hanno sancito il successo di questo filone horror?
Immagino abbiate già colto una sottile vena polemica, che poi così sottile non è! Chi di voi ha dato un’occhiata alle due rubriche settimanali Teaser Tuersdays #8 e WWW… Wednesdays #11 ha forse intuito che la lettura di questo libro non è stata delle più scorrevoli, ma vediamo di andare con ordine.
Questa volta mi sono cimentata (sempre sulla corrente halloweeniana) con una zombie story che prometteva aria di novità. Su questo punto il romanzo di Plischke non delude sicuramente: non ci si trova davanti alla solita infezione di massa con tanto di scenario pre o post-apocalittico. La “malattia” della non-morte protagonista del romanzo affonda le sue radici molto lontano nella storia dell’uomo e si tramanda di generazione in generazione in un villaggio sperduto  e chiuso in se stesso chiamato Mangler, i cui abitanti devono la prosperità e la serenità (almeno apparente) in cui vivono proprio agli zombie.
È quindi ovvio che non tutti i morti viventi sono mostri barcollanti senza cervello: alcuni, con una forza di volontà sufficientemente forte da combattere la fame ardente che li divora dopo la trasformazione, riescono a mantenere piena coscienza di se stessi e persino a mischiarsi tra la gente normale.
Ovviamente anche la protagonista Lily appartiene a questa categoria e, malgrado una dura lotta interiore, riuscirà a non “perdersi”, anche grazie all’aiuto di Victor, suo salvatore e suo carnefice (lui la porta ad una festa dove finirà morsa da un finto-zombie che si rivelerà tutt’altro che finto!).
La nostra eroina, prima della trasformazione, era una vegetariana (ironia della sorte!) che cercava di dare forma ad una tesi sulla leggenda dei morti viventi nelle varie culture: forse ha scavato troppo in profondità, attirando le attenzioni sbagliate.
In parallelo con la vicenda di Lily, prendono forma anche altre storie: quella di Victor, che forse non è il gentiluomo che vuole mostrare alla sua amata; quella di Gottlieb, migliore amico di Lily e innamorato da tempo di lei, che non è lo studente universitario che si crede all’inizio e che ci accompagnerà a conoscere l’altra faccia della medaglia, quella dei cacciatori di zombie; infine quella di Ben e Alice, due adolescenti nati e cresciuti a Mangler, che scopriranno nel peggior modo possibile cosa si nasconde sotto la superficie rispettabile del loro villaggio.
Mentre assistevo alla presa di coscienza di Lily della sua nuova realtà, mi sono trovata ad affrontare alcune scene raccapriccianti degne di ogni buon horror sugli zombie e anche in seguito ci sono state svariate immagini davvero ben congeniate e horrorofiche. La catastrofe finale poi (non mi dite che vi ho svelato troppo perché era prevedibilissima… e poi non vi dico altro!) è di tutto rispetto!
Quindi cos’ha che non va’ questo libro?
Prima di tutto questi zombie senzienti, parlanti, ben vestiti e mischiati alla gente comune mi ricordano più i vampiri che i veri non-morti a cui siamo abituati, quindi malgrado suscitino un certo timore, non fanno proprio venire gli incubi!
Secondo ho l’impressione che 500 pagine siano state davvero troppe: un sacco di sbrodolamenti (mi passate il termine?) che si potevano evitare per alleggerire una lettura che in alcuni punti non ho trovato solo noiosa, ma addirittura soporifera.
Quando mi sembrava che finalmente il romanzo prendesse vita, l’autore cambiava scenario e pestava il piede sul freno: mi spiego con un esempio, quando la prima parte su Lily (già abbastanza noiosa di suo a causa di un sacco di estratti della tesi di lei, che per quanto interessanti a livello zombie-culturale, appesantivano non poco l’andamento della storia) sembra spiccare il volo verso l’orrore… l’autore passa a parlare di Gottlieb dando il via ad un’altra lunga parte lentissima. La storia che mi ha annoiata di meno è quella di Ben e del villaggio di Mangler, ma quando ci sono arrivato ormai ero stufa e arcistufa di questo romanzo.
A questo punto non mi resta che consigliare questo romanzo… a chi? Non saprei. Forse i più indicati sono quelli che non hanno una passione per gli zombie apocalittici e che non temono i romanzi un “pochino” lenti. Da parte mia solo due gufi… e quasi quasi sono troppi, ma voglio premiare la capacità di creare quelle scene efficaci di cui vi parlavo prima, che ogni tanto hanno smussato la totale assenza di dinamismo!
E con questo passo e chiudo J

VOTO:


QUESTA RECENSIONE PARTECIPA:
ALLA HALLOWING READING CHALLENGE DEL BLOG STORIE DENTRO STORIE

E ALLA HOGWARTS READING CHALLENGE DEL BLOG READING IS BELIEVING

6 commenti:

  1. Bella recensione, Lorenza!
    Mi sa che finisce in fondo alla wishlist... ero curioso, ma mi è passata un po' la voglia. Non è tanto il fatto che queste creature siano senzienti, parlanti, ecc., ma è la lentezza a preoccuparmi... già faccio fatica coi libri particolarmente lunghi, se poi sono pure noiosi... ciao ciao -_-
    Grazie comunque, sempre utili e ben scritte le tue recensioni!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie come sempre per i complimenti! Mi spiace sempre smontare gli altri quando faccio recensioni negative... ma la lentezza di questo libro è davvero indubbia!

      Elimina
  2. Che peccato per questo libro!!mi aspettavo qualcosa di più!!
    complimenti per la recensione!!!

    RispondiElimina
  3. Gran bel commento! Sei stata chiarissima :)
    Un vero peccato che non ti sia piaciuto, a me ispirava molto... se mai lo leggerò ti farò sapere, anche se mi sa che non capiterà molto presto, visto quello che hai scritto ;)

    RispondiElimina